Sullo sfondo un tavolo da lavoro con diversi utensili; in contrasto c'è il titolo

Una tecnica non vale l’altra – Guida per facilitatore e committente

Pubblicato il Pubblicato in Community organizing, Facilitazione, Progettazione partecipata

Facilitazione sì, ma con quale tecnica?

Le tecniche tra le quali  scegliere, da enumerare al proprio committente quando si viene chiamati per organizzare un evento partecipativo, sono numerose.

La scelta, che potrebbe sembrare scontata, ossia “una tecnica vale l’altra” non è invece da sottovalutare, come momento cruciale; qui un facilitatore potrebbe anche arrivare a giocarsi la faccia e un committente potrebbe subito capire l’etica del professionista che ha ingaggiato.

Ecco perché questo articolo andrà bene per te, che sei un collega facilitatore e anche per te, che stai per scommettere sulla facilitazione e la partecipazione chiamando un professionista per il tuo evento.

 


 

Enti di vario tipo e grado millantano tra le proprie scelte programmatiche e operative le più disparate tecniche partecipative; sempre più ricercate, specie dalle Pubbliche Amministrazioni, come emblema di buona governance.

Questo spesso provoca che il cittadino/utente non si renda conto di stare maneggiando pratiche a volte poco adatte al contesto e certamente non le uniche a disposizione.

Il lavoro del buon facilitatore infatti, non consiste tanto nel saper proporre, per ogni contesto, la medesima soluzione, ma nell’analizzare attentamente la situazione, le richieste della eventuale committenza, per poi scegliere lo strumento più adatto al proprio pubblico, alle esigenze finali, alla sensibilità del tipo di partecipanti da coinvolgere; in questa operazione – e annesso ragionamento teorico – probabilmente è insito molto del compito delle pratiche partecipative.

Sarà sempre necessario ponderare una decisione strategica, considerando i seguenti fattori: 

  • la tipologia del soggetto da consultare;
  • onerosità della realizzazione, specie in termini di tempo e costi;
  • attendibilità/ validità delle informazioni attese;
  • utilità/esaustività dei risultati.

Sulla base di una prima operazione di esclusione, bisognerà decidere se utilizzare  uno o più strumenti, propri di più tecniche; quali escludere e quali adottare.

Come ogni processo, anche un evento partecipativo – è bene sottolinearlo – potrà evolversi, cambiare anche in corso d’opera; laddove si ritenga di impiegare – o non utilizzare più – alcuni strumenti.

Al collega facilitatore – e per prima, a me stessa – scrivo che non è affatto semplice rinunciare alla padronanza che avremmo se utilizzassimo sempre la tecnica alla quale siamo più affezionati. Esistono altri modi per fare notare di essere dei veri esperti sulla nostra “tecnica naturale”; come ad esempio scrivere al riguardo su un blog o una pagina social, contribuendo a produrre materiale al riguardo.

 

 

Al futuro committente di un evento partecipativo, chiedo di credere nel professionista di cui si avvale, se questo vi dovesse proporre la scelta della tecnica giusta solo dopo una attenta analisi.

 

 

La paura di un committente, che vuole e deve raggiungere degli obiettivi è più che legittima: siamo tutti, spesso, concentrati sul “risultato” più tangibile; ma quanto cambia in positivo la prospettiva, quando si riesce ad arrivare a vedere oltre, ritrovare la visione generale, il motivo profondo per cui state scegliendo la partecipazione.

 

 

La chiarificazione dello scopo profondo che porta un committente a desiderare per la sua realtà un evento partecipativo, è un altro aspetto fondamentale per la buona riuscita dello stesso, ma di questo scriverò una prossima volta.

 

 

In caso non fossi troppo stanco di leggere, potrai cliccare qui per consultare una semplice iconografica su “Quando usare il World Cafè“; per simulare il caso in cui, dopo avere considerato i fattori di cui hai letto in questo articolo, il World Cafè fosse tra le tecniche che potresti impiegare. E’ davvero così? Perché usare questa tecnica e i suoi strumenti, perché no?

 

 

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