Rural Coworking spaces Workation | Scelte di impatto per te e la comunità che scegli di abitare

Spazi che facilitano la nascita e la crescita di comunità capaci di trasformare le nostre aree rurali.

suggestioni

Rural Coworking | Molto più di un fenomeno?

I Rural coworking sono spazi di coworking fuori dalle città; ma sono o dovrebbero essere solo questo?

“Pandemia o meno, quello che molti chiamano “trend/ fenomeno” è sempre stato, per tanti altri, un naturale bisogno di conciliazione tra vita personale e lavoro”

Francesca Cinus, Rivelatrice di Comunità

Una panoramica

I Coworking sono il futuro delle aree rurali?

Mobilità

Grazie al lavoro da remoto si può evitare il pendolarismo; ci sono meno traffico e più parcheggi; ma sono diversi gli aspetti, su questo tema, che vale la pena approfondire.

Buone pratiche

Il mondo ci regala tante esperienze di questo genere, grazie alle quali trovare ispirazione, apprendere il meglio ed evitare gli errori.

Spazi

Spazi multifunzionali che diventano risorse per comunità e territori.

Policies

Le politiche sul lavoro da remoto stanno cambiando, in tutto il mondo, compresa l’Europa; conoscere quale direzione stiamo prendendo potrebbe cambiare anche la tua vita.

Comunità

Nelle piccole realtà, questi spazi incoraggiano fortemente la collaborazione – anche intergenerazionale – e il senso di comunità.

Workation

C’è chi sogna di lasciare la città per sempre (o quasi), chi si sposta spesso e chi, ogni tanto, ha solo bisogno di “cambiare aria”. I rural coworking sono anche luoghi di passaggio, per quasi- vacanza; perfetti per chi ha scelto di concedersi una “workation” (work + vacation).

ISPIRAZIONE

Rural Coworking | Il valore di una possibilità

Forse non è fantascienza, forse possiamo davvero scegliere di vivere dove vogliamo, senza che, per forza, questa decisione debba essere condizionata dal nostro lavoro.

Per me, esplorare il mondo dei coworking rurali, è stato naturale: vengo da un’area rurale europea (qui puoi scoprire di più se non conosci questo tema) e lì sono tornata per avere una base.

Tornare significa, quasi sempre, cercare una sintesi, trovare la giusta crasi tra chi siamo stati e chi vorremmo essere; tra i fili colorati delle nostre competenze e la proiezione verso scenari possibili, la voglia, magari, di provare a innovare.

Gli spazi di coworking rurali, sono luoghi per trovare, incontrarsi, parlare, ascoltarsi, fare innovazione (anche e soprattutto sociale) e creare impatto in un territorio a partire da una comunità che, per avere successo, deve riconoscersi come tale, deve venire coltivata.

Un argomento questo, che non avrei potuto non approfondire; soprattutto perché credo davvero nel valore di questa possibilità per territori come il “mio” Sulcis Iglesiente.

Non leggerai una “Guida” ma ti aiuterò a esplorare il mondo dei coworking rurali e immaginare così una parte del futuro possibile delle aree rurali, magari anche della tua.

APPROFONDIAMO

Spazi e distanze | Risposte diverse per contesti diversi

Meno traffico, meno pendolarismo (e, magari, più parcheggio); la mobilità sembrerebbe una delle argomentazioni più forti a favore della diffusione degli spazi di coworking nelle aree rurali ma la realtà è più complessa di così: distanze e movimento, in questi territori, vengono viste e vissute in modo diverso dagli autoctoni e da chi li sceglie per cambiare o mettere in pausa la propria vita.

Gli abitanti delle aree rurali hanno spesso a che fare con “grandi” distanze, anche solo per accedere a servizi di base: 20- 30 minuti in macchina, che per l’abitante di una città sono molto pochi, per l’abitante di un’area rurale corrispondono a una distanza “media” oltre la quale tutto sembra già molto più lontano e “difficile” da raggiungere; la macchina è il mezzo più usato per gli spostamenti, vista anche la mancanza, molto spesso, di un’adeguata rete di trasporti pubblici.

Proviamo a tradurre questi dati in ragionamenti pratici, per agevolare tuoi eventuali passi futuri:

  • Vieni dalla città: le informazioni che hai letto poco fa confermano che, se ti trasferirai nel luogo “giusto” e sempre che questo sia un tuo bisogno, potresti non passare più troppo tempo nel traffico o a cercare parcheggio, vivendo magari un’esperienza completamente diversa rispetto alle tue precedenti. A seconda di quanto impiegherai a “immedesimarti” negli abitanti dell’area rurale che avrai scelto potresti sperimentare un modo per te tutto nuovo di vivere le distanze e il movimento, compresi alcuni limiti o resistenze che provano gli “autoctoni”.

  • Vivi già in un’area rurale: se vivi già in un’area rurale e pensi di aprire/ promuovere/ frequentare uno spazio di coworking, queste informazioni potrebbero esserti utili per diversi motivi. Potresti considerare che, da parte degli abitanti potenziali utenti, ci potrebbero essere delle resistenze allo spostarsi ogni giorno – anche solo a piedi – per raggiungere uno spazio comune che potrebbe non essere visto in maniera automatica come del tutto “funzionale” e “utile” in quel tipo di territorio (le persone sono spesso abituate a vivere il lavoro come elemento più individuale rispetto ad altri contesti). Questo può ricordarti di vivere l’esperienza di design in maniera ancora più attenta, “centrata” sull’esperienza del tuo utente tipo, in ogni sua fase, dal prima al dopo. Potresti pensare di fare ancor più ricerca, ascoltare, comprendere e tradurre quanto raccolto in idee performanti e di impatto. A proposito di impatto – ma ne parleremo meglio più avanti – sarà bene pensare anche a come lavorare, già prima dell’apertura, sulla comunicazione del valore di spazi collettivi come quello che hai in mente, con speciale attenzione al senso di comunità e alle “ricadute” tangibili nelle vite delle persone e del territorio.

“Potrebbe non essere facile tanto trovare colleghi con i quali condividere l’esperienza del coworking, quanto, d’altra parte, utenti. Le cose belle costano quasi sempre la fatica di venire pensate, ragionate, studiate; forzarle nella speranza che un’idea debba andare per forza bene, a prescindere dal contesto nel quale si va ad agire, influire e dal quale siamo “agiti” e condizionati a nostra volta, molto spesso non porta lontano o, comunque, non tanto a lungo da attivare un vero impatto sociale, percepibile e misurabile da abitanti e beneficiari”.

Vale la pena, a questo punto, sottolineare ulteriormente un altro elemento dirimente, nel descrivere e qualificare un coworking, ovunque si trovi, città o area rurale: lo spazio.

Chi vive già in campagna, magari possiede più stanze di un appartamento di città o, comunque, ambienti più grandi nei quali gestire con maggiore serenità e autonomia il proprio lavoro da remoto; sarà forse meno scontato e facile che queste persone lascino casa la mattina – magari percorrendo una certa distanza – per lavorare in un ufficio nel quale potrebbero finire per avere meno spazio.

Servono risposte diverse per contesti diversi.

Passa ai paragrafi successivi di questo articolo per continuare ad approfondire.

approfondiamo

Design per la comunità | Lo spazio diventa un facilitatore

In un’area rurale, uno spazio di coworking viene percepito e vissuto in maniera diversa rispetto a un ambiente urbano; cambiano – lo abbiamo già detto – il valore, la valenza potenziale e reale.

Potrebbe avere senso, ad esempio, offrire spazi più grandi, capaci di accogliere meno postazioni tradizionali e più punti di contatto tra frequentatori abituali e non (con o senza membership, se prevista), per la loro interazione (inclusa la possibilità di co- progettare), per eventi formativi, anche aperti all’esterno.

“Lo spazio diventa, a tutti gli effetti, un facilitatore di comunità, un agente attivo del cambiamento; molto più di un contenitore, si fa tramite, collettore, recettore, luogo di protezione delle idee e delle istanze più nuove, condivise senza paura di giudizio da parte di “community” e frequentatori ma anche spazio per l’apertura e la congiuntura con l’esterno. Uno spazio di coworking rurale può farsi comunità, può essere comunità”.

APPROFONDIAMO

Rural Coworking e impatto sociale | Della Comunità, per la Comunità

I coworking rurali possono fare la differenza per una piccola comunità, per un territorio.

Quello che spesso avviene in uno spazio di coworking urbano, in un luogo simile ma in ambiente rurale, può manifestarsi con una potenza e un riverbero per il territorio e la comunità molto maggiori. Le aree rurali europee hanno fame di innovazione sociale (e di incontro tra vecchio e nuovo, racconto, collaborazione…) forse anche più che nelle città, solo che spesso si compiono fratture ancor prima di cominciare se ai loro abitanti si parla a suon di termini tecnici, teoria (magari stantia e/ o fuffologico- marchettara) e se questi vengono richiamati a fare qualcosa “dall’alto”. In potenza si può tutto… nella realtà, le persone non si muovono come pedine, hanno il polso della situazione molto più spesso di quanto saremmo portati a pensare, sanno quando qualcuno porta avanti progetti che dureranno per poco – specchietti per le allodole – o quando dietro c’è la famosa “sostanza”.

Possiamo certo nasconderci dietro al carissimo “ma la gente non capisce niente/ che ne capisce” ma è più facile – e insieme più difficile, perché serve un lavoro fatto di lentezza, cura e pazienza – costruire dialoghi, organizzare la comunicazione e, prima di tutto, ascoltare.

È più probabile avere successo quando lo spazio è supportato dalla comunità; quindi bisognerà fin da subito impegnarsi molto per farsi conoscere (ancor prima dell’inaugurazione).

Ascoltare i bisogni della comunità per costruire servizi realmente utili, arrivare a creare e far percepire impatto; la ricetta ideale è questa.

“Più lo spazio di coworking arriverà a essere integrato con la comunità e farsi e confermarsi asset, più questa saprà – e vorrà – condividere tanto la motivazione che la responsabilità di essere autrice o co-autrice di innovazione”.

Orientamento al futuro e sperimentazione, tecnologia, incontro tra generazioni, recupero, narrazione, riflessione ma anche leggerezza, colore e calore, cultura, servizi di base; tutto può passare da uno spazio rurale di coworking; serve essere pronti a co-costruire, condividere sogni, missione e visione.

approfondiamo

Workation | E tu? Quanto puoi essere flessibile rispetto al lavoro? 

Cominciano ad arrivare, in vari Paesi, norme che regolarizzano e tutelano il lavoro da remoto; il lavoratore può provare a costruire tutta o parte della propria vita senza essere dipendente dal “luogo di lavoro”, puntando su una maggiore qualità, secondo i suoi standard.

La ricerca di un equilibrio tra lavoro e vita personale (per diverse persone era importante/ imprescindibile prima della pandemia) ha portato alla nascita e alla conferma di modi diversi di approcciare al lavoro e alla vita, tra queste la workation (work + vacation) che consente a chi la sceglie di spostarsi in libertà, a patto di avere una buona dotazione tecnologica di base (smartphone, PC, connessione stabile e veloce), così da potere accompagnare le attività lavorative con momenti di svago e piacere (es. vacanza attiva, outdoor, relax…) .

Il Coworking rurale può rappresentare, in questo caso, un luogo di passaggio altamente funzionale: per il viaggiatore- lavoratore, questo spazio può essere sia il “presidio” di quella vita fatta di comfort ai quali non si vuole rinunciare (come i benefici degli “uffici tradizionali) sia l’avamposto per nuovi contatti e nuove forme di concepire il proprio lavoro, l’incontro e la collaborazione, a seconda del grado di coinvolgimento e del tempo di permanenza del lavoratore (o può costituire la prova per scelte future ancora più nette, quali l’abbandono totale della città).

Torniamo allora all’importanza “fisica” dello spazio, nella sua organizzazione e nella sua offerta finale: se un Rural Coworking vuole favorire il passaggio di questo tipo di utente, allora deve garantire accesso a eventuali strutture per il pernottamento (o in rete con altri soggetti della Comunità – ma non prima di avere lavorato a una preparazione in questo senso e alla cura delle relazioni con i potenziali partners – o prevedendo la costruzione o riqualificazione di abitazioni/ complessi dedicati).

“Tornano anche qui diversi livelli di coinvolgimento e attivazione della comunità, che dovrà venire accompagnata ad accogliere, trasmettere, condividere ma anche a saper raccogliere”.

APPROFONDIAMO

Qualche altro link utile | Buone pratiche + Bibliografia dell’articolo

Ma… se volessi trovare ispirazione per il tuo prossimo viaggio o per imparare dagli altri (almeno negli aspetti “replicabili”)?

Ho creato per te una lista di articoli e link diretti che ti permetteranno di approfondire gli argomenti accennati durante questo nostro piccolo viaggio insieme.

“Spero che ogni volta e sempre più, questi articoli, ti sembrino quasi dialoghi dinamici (io li scrivo immaginando sia così) o che per lo meno non ti faccia remore di contattarmi per domandare, conoscere, dubitare, immaginare e – sarebbe meraviglioso – cominciare a pensare a come trasformare le energie del tuo territorio, della tua comunità.

Francesca – Rivelatrice di Comunità

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