MARKETING E SVILUPPO LOCALE PER PICCOLE REALTà

Non è il tempo delle consulenze lampo e delle promesse di salvezza; è quello della consapevolezza, che resta – Un articolo per chi vuole dare consigli e chi vuole riceverli.

Francesca, Rivelatrice di Comunità

16 Novembre 2020

Spuntano “consulenze lampo gratuite” come se piovessero, ma…

siamo davvero sicuri che, in questo momento storico, le “consulenze gratis di tot. minuti*”, proposte come “soluzioni”, siano la risposta più seria, efficace, etica (e genuina) che, come esperti di Comunicazione, possiamo offrire alle piccole e medie imprese italiane?

Chiariamolo subito: è sempre il tempo del dono; ma quando doniamo con il “cappello da professionisti” dobbiamo farlo con responsabilità.

Spaesamento, incertezza, mancanza di fiducia, senso di inadeguatezza, insofferenza, rabbia, frustrazione… potrebbero essere queste le emozioni che, nelle ultime settimane, le realtà italiane stanno sperimentando.

Io per prima, titolare di Partita IVA, potrei dire: “presente”. 

Di cosa hanno bisogno le PMI adesso? 

Un elenco di cose da fare per stare sui social media e adoperarli in maniera ottimale – quali validi strumenti – per resistere e persistere meglio al marasma di ordinanze legate al COVID-19, non può certo fare male, anzi;

deleterio, specie adesso, però, potrebbe essere promuovere consulenze gratuite “salvifiche”, portatrici di promesse di rinnovato successo a colpi di nozioni lampo.

Questo deve essere prima di tutto il tempo della consapevolezza e, poi, può arrivare il resto.

Non è il tempo delle consulenze lampo; è il tempo della consapevolezza, che resta.

Proprio mentre cercavo le parole giuste per trasmetterti il tema di questo articolo, piccola impresa, mi è capitata sott’occhio una frase di Ernest Hemingway (citazione su Instagram 😁) che riprende sia la mia “filosofia” in generale (guardati intorno, sta tutto lì) che quello che spero di condividere oggi:

Ora non è tempo per pensare a ciò che non hai.

Pensa a quello che puoi fare con quello che c’è.

Una piccola e media impresa, in questo periodo, tanto in città quanto nella provincia profonda, può fare fatica a ricordare perché avesse scelto di aprire una Partita IVA.  

Senza rinnovare il patto con sé stesso e quello con il contesto “territoriale”, “politico” e “socio- economico”, l’imprenditore non potrà andare troppo lontano, sebbene il giusto approccio con i social media possa contribuire alla tenuta dell’impresa o alla sua trasformazione.

Su alcuni dei contesti di cui sopra, l’impresa stessa, spesso, non può fare molto – almeno nel breve- medio periodo, nei contesti emergenziali e se non si organizza con gli altri protagonisti della sua comunità – si può però agire sulla tenuta del patto con la propria visione e la propria missione.

Se la situazione e le ordinanze del Governo suggeriscono (o addirittura costringono) le imprese a trasformarsi, sarà importante farlo senza intaccare le certezze “rimaste” e guardando per prime alle risorse che già possediamo.

Non a caso, non ti parlo di “cambiamento”: cambiare presuppone una “economia” differente delle risorse, meno attenta a quello che già sei e possiedi;

trasformare ti porta a lavorare su quello che hai – ed è già manifesto – e su quello che hai ma non avevi ancora scoperto/ organizzato.

Tu, piccola impresa, prova a mettere sempre le fondamenta al centro delle tue riflessioni, mentre tenti di trovare modi rinnovati per offrire i tuoi prodotti/ servizi.

Accogli tutto il sostegno che ti senti di accogliere.

Prova a scegliere, se puoi, professionisti che, nelle loro “offerte”di consulenza, parlano di “sostenere” e non di “salvare”; parlano di “strumenti di rilancio” e non di “rilancio”.

Soprattutto, fidati di chi ti dice: “Ok, sei qui, io sono qui. Prima di tutto ascoltiamoci, prendiamoci del tempo per farlo. Empatizzo con la tua situazione, non voglio solo parlarti di regole, post, calendari, piani, promozione…” . 

Ti starai chiedendo perché, secondo me, la scelta delle parole, restituisce il tipo di professionista (e di persona) con la quale potremmo ritrovarci a collaborare e perché ci tenga tanto a condividere con te questa raccomandazione.

Quando ci si avvicina al mondo della consulenza, si proiettano, su quella scelta, molte speranze e aspettative e affidarsi e fidarsi sono spesso passi naturali; non è un caso – e questo i colleghi lo sanno bene – che nelle collaborazioni tra piccole realtà e consulenti, si possano creare relazioni di “dipendenza” che vanno oltre il sostegno e l’ausilio nel settore per il quale si prendono accordi (ad esempio, il cliente finisce spesso per domandare consigli sulle scelte aziendali in generale).

In parte, queste dinamiche, sono naturali, perché i contesti entro i quali operano le imprese sono stratificati e complessi e una risposta e un’azione sono quasi sempre interdipendenti da altre risposte e azioni.

Ecco perché insisto: noi professionisti possiamo scegliere se compiere il nostro lavoro avendo una visione parziale e settoriale della realtà nella quale noi e i nostri clienti viviamo e lavoriamo oppure possiamo assumerci, per intero, la responsabilità delle nostre azioni, concepite entro un territorio e una comunità.

La responsabilità di non “promettere”, di non “salvare” ma di aiutare a migliorare e trasformare, rispettando tempi e modi e non imponendo, magari, un insieme di regole e regolette da manuale che dovrebbero corrispondere solo a una parte – nemmeno la più importante e “grande” – del lavoro dei professionisti della Comunicazione (specie di chi si definisce “Social Media Manager”).

Di un cerotto, adesso, non te ne fai – quasi – nulla.

Di un professionista con un visione del mondo a una sola dimensione o poco più, non te ne fai – quasi – nulla.

Credi a chi ti vuole, prima di tutto, ascoltare (ma questo ce lo siamo già detti) e a chi, poi, oltre a scegliere certe parole e non altre (es. strumento vs soluzione/ sostenere vs salvare), ti aiuta a ricordare quali informazioni di base sulla tua impresa sarebbe utile condividessi (es. chiarisci cosa stai facendo ora, specie se ci sono stati cambiamenti dovuti al periodo che stiamo vivendo; orari di chiusura e apertura; adattamento alle regole COVID; menù o elenchi prodotti/ servizi chiari e facilmente consultabili sia da pc, che da tablet e smartphone…) . 

Durante la prima fase della pandemia, scrissi un articolo con questo titolo: “La comunicazione è già tra le tue competenze – Scopri cosa hai imparato a fare durante la quarantena“. 

Anche quella volta – e la situazione, certo, ora è ben diversa – avevo provato a mettere al centro quello che le imprese, durante quel periodo, avevano saputo apprendere da sole;

in quel caso, che tipo di messaggio e approccio alla professione e alla realtà avevo cercato di portare alla tua attenzione?

Il mio messaggio era stato: “Hai già in mano, praticamente, tutti gli elementi per cominciare a comunicare e raccontarti con maggiore consapevolezza e ci tengo ad aiutarti a capire quali siano i passi che sei riuscito già a fare; perché tu possa continuare a lavorare e organizzarti a partire da lì“;

quello di diversi colleghi era: “I social media, mai come adesso, sono la soluzione e io so come usarli; ti dico cosa fare, tu esegui senza fermarti troppo a capire (che in realtà sei riuscito già a far tanto da solo)”.

Nulla di nuovo, rispetto ad adesso.

Quasi in nessun caso, quando si propongono “consulenze con promesse di salvezza”  – magari in formato lampo – si lascia margine alla corresponsabilità, alla reciprocità e alla compartecipazione in un territorio e una comunità.

Questa volta, diverse imprese non si sono ancora ritrovate a dover comunicare con la forza della prima quarantena; in parte perché:

  • le regole cambiano davvero troppo spesso per prendere nuove e ulteriori decisioni, renderle reali e accettarle come “nuova normalità”;
  • si possono attivare “meccanismi di difesa e preservazione” bloccanti, magari proprio in chi, nella prima fase, aveva rivoluzionato più aspetti della propria realtà, per andare avanti;

una parte di responsabilità, non residuale, si deve addurre ai professionisti del settore che, molto spesso, durante la prima fase, non hanno voluto lavorare insieme alle imprese, con l’attenzione e l’importanza necessarie, sul valore reale del comunicare e del poter accedere al “mondo della comunicazione” con più facilità di quanto queste potessero credere.

Se molte realtà avevano già dimostrato, durante la quarantena, di possedere gli strumenti e alcune innate capacità per comunicare, era quello il momento giusto per lavorare sulla consapevolezza e farne una forza potente nelle loro mani (e un ausilio, per i professionisti stessi, per portare avanti il proprio lavoro, con imprese pronte per davvero ad accogliere la comunicazione nelle loro “strategie”, senza scollamenti “noi/ loro” che portano molto spesso a un allontanamento tra chi “fornisce” e “riceve” un servizio).

Affidati a chi ti dice che tu puoi comunicare, non che puoi farlo interamente grazie a lui/ lei; specie adesso.

Qui sotto troverai delle “cartoline” dove riprendo alcuni dei piccoli consigli che avevo condiviso con te nell’articolo di cui ti ho parlato poco sopra e riassumo – nella prima immagine – quali cose, specie in questo periodo, potresti far subito per sostenere e condividere il tuo progetto. 

 

Salva queste immagini su Pinterest per leggere l’articolo quando vuoi!

Infografica su 6 caratteristiche da conoscere di Turismo sostenibile e Ecoturismo, per avvicinarti anche al turismo locale. Approfondisci sull'articolo di Francesca Cinus - Rivelatrice di Comunità.png
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Quelli che ho appena condiviso con te potrebbero sembrarti piccoli gesti familiari, perché magari – specie durante la quarantena, o adesso – si avvicinano a quello che stai cercando di compiere da solo.

Sei sulla buona strada! L’importante è provare a farsi vedere” anche e soprattutto adesso che starci dentro non è facile per nessuno; specie per te che non sai più che informazioni dare perché “certe”, sei in continua trasformazione o avresti tanta voglia di arrenderti o di essere meno positivo del solito, finendo magari per raccontare solo quello.

  • Prova a mantenerti ancorato a quelle parti della tua attività che sono ancora ben riconoscibili, perché sono la ragione del tuo stare al mondo come azienda, il tuo stile e la tua filosofia.

  • Trasmetti queste cose che già (o ancora) sai e quello che, delle transizioni che stai vivendo, ti sembra abbia senso raccontare.

C’è una cosa, però, che devo dirti, per non restituirti una visione troppo semplicistica/ naive delle cose: adesso sui social media o ci puoi investire (pubblicità a pagamento) o la visibilità rimane poca.

C’è uno scenario nel quale questo potrebbe non avvenire (in alcuni casi almeno parzialmente): avere coltivato una comunità (community in gergo) online – ma lavorando costantemente anche a quella offline, nella tua sede fisica, se ne hai una – che decide di sostenerti commentando, incoraggiandoti, condividendo e, soprattutto, facendo il famoso “passaparola” (che alla fine resta sempre una delle cose più potenti, tecnologia o meno). 

 

Semina oggi quello che puoi, con coerenza e attenzione verso chi sei e chi ha scelto di ascoltarti o pensi potrà farlo.

Parliamo un attimo dei tuoi prodotti/ servizi:

ci credi ancora, tu per primo?

Bene, allora descrivili, raccontali, usa tutte le parole, i colori e le immagini che puoi ma…

… devo dirti anche questo: se pensassi anche solo minimamente di non avere più in mano prodotti/ servizi competitivi, portatori di un grande valore aggiunto nella vita di chi li sceglie… allora i social media potranno magari far qualcosa, ma senza troppa efficacia.

Le persone sanno, riconoscono… e non esistono “soluzioni” e “rilanci” che tengano.

Ricorda: nelle situazioni più rosee, come in quelle più difficili, il lavoro più “magico” che tu possa compiere è mantenere salda – magari trasformandola con coerenza quando necessario – la tua identità e la validità e genuinità della tua offerta; solo allora, che ci siano o meno al tuo fianco (non “dietro di te” per sostituirti) dei validi consulenti – anche solo per una consulenza gratuita – potrai sapere di stare lavorando in maniera ottimale.

Diffida da chi si ferma a condividere con te “solo” le nozioni che anche io ho condiviso poco sopra nelle cartoline e non si pone nemmeno il problema di farti le premesse di cui ti ho parlato oggi, qui.

Me lo prometti?

L’unica cosa che posso invece prometterti io è che, se vorrai raccontarmi la tua esperienza, ti ascolterò volentieri e se deciderai di chiedere proprio a me, in questo momento particolare o in qualsiasi altro, qualche consiglio per fare quello che io per prima, con la mia Partita IVA, provo a fare tutti i giorni – aprire un dialogo di valore con persone simili a me, per crescere con il mio progetto imprenditoriale – prima di tutto ci prenderemo un tempo per ascoltare e capire, empatizzare, essere presenti per davvero.

Un controsenso “fermarsi e prender tempo” proprio in una “situazione emergenziale”? Potrebbe sembrare così, sì…. perché siamo abituati a mettere cerotti su cerotti ed è vero, a volte il tempo è realmente troppo poco e l’emergenza troppo cocente, ma non sono sicura che alla fine, anche questa volta, correre troppo, possa essere davvero la migliore delle cose.

Questo periodo ci impone prima di tutto di imparare a trasformare; provare ad approcciare alle cose della vita – specie quelle importanti – in maniera rinnovata.

Ti aspetto dove vuoi allora, sui miei spazi social (Facebook, Instagram e Linkedin) o qui sotto; per parlarmi di come ti sei sentito/a leggendo questo articolo o semplicemente di te, dei tuoi sogni, i tuoi progetti, di come ne parli o vorresti parlarne!

*Disclaimer (perché è giusto essere chiari): Per fortuna, tra chi offre “consulenze lampo gratuite” e consulenze in generale, c’è chi ti “avvisa” e ti spiega che potrà darti piccoli suggerimenti capaci di fare magari la differenza ma senza farti “promesse di salvezza” che sa già bene in partenza di non potere mantenere. Ecco, di queste persone- professionisti, puoi fidarti.

 

 

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