L'immagine ha sullo sfondo un divano colorato e riporta il titolo dell'articolo

Breve guida a Coalition building e Community organizing

Pubblicato il Pubblicato in Community organizing, Comunicazione partecipativa, Facilitazione, Progettazione partecipata

Qui sotto troverai una breve guida teorico- pratica su Coalition building e Community organizing.

Se invece ti potrebbe fare comodo qualche informazione di contesto, potresti leggere l’articolo “Fare Marketing territoriale oggi  significa fare Coalition building e Community organizing“.


Secondo “The Community Tool Box”, uno strumento pubblico e gratuito messo a punto dall’Università del Kansas, la Coalition building lavora mettendo insieme gruppi diversi di individui e organizzazioni, per il raggiungimento di un obiettivo.

Chi è un Community organizer?

Un Community organizer nota il potenziale presente in una comunità “malata” e costruisce una coalizione per massimizzare il potere dei membri della comunità, cercando di rafforzare in loro l’idea di essere in grado di occuparsene senza l’aiuto di terze persone; infatti  lavora su una proposta solo per espandere la base partecipativa, mantenere alto l’interesse e la posta in gioco.

Perché fare Coalition building?

Nel particolare una coalizione può essere costruita per:

  • rendere più efficaci e efficienti e sistematizzare i servizi per la Comunità stessa;
  • aumentare la comunicazione tra i gruppi che costituiscono la Comunità e rompere gli stereotipi che potrebbero dividerli;
  • creare empowerment tra i membri dei diversi gruppi, che possano così muoversi autonomamente;
  • creare mutamento sociale.

Fare coalition building richiede però molti sforzi e lavoro, per cui sarà bene metterla in atto solo in casi ben ponderati:

  • in seguito a fatti drammatici che possono accadere nella comunità;
  • quando si viene a conoscenza di informazioni delicate prima nascoste, che possono servire da catalizzatore per la formazione di una coalizione;
  • quando un gruppo desidera creare cambiamento in senso amplio, che possa essere significativo per la comunità;
  • per rispondere alle minacce esterne alla comunità.

Il processo che porta alla creazione di una coalizione è molto complesso, ma vi sono alcuni passi fondamentali che possono essere descritti: 

  • bisogna essere sicuri del perché si voglia mettere in moto un processo simile, per avere una risposta a una domanda che sicuramente le persone porranno, diverse volte.
  • bisogna analizzare attentamente il problema dal quale si decide di partire, pensando esattamente a cosa si voglia raggiungere, a quante persone verranno coinvolte e in quali situazioni; considerando che coloro che devono sempre stare al centro sono i membri della comunità, i quali dovranno sentirsi sempre più a proprio agio nell’intraprendere nuovi percorsi;
  • bisogna essere certi che i membri della Comunità vedano come importanti i problemi presi in considerazioni nel processo in corso; altrimenti sarà irrilevante portare avanti un simile lavoro. E’ la coalizione a lavorare per gli abitanti della comunità e non viceversa;
  • bisogna selezionare una serie di organizzazioni che possano collaborare al raggiungimento degli obiettivi e sviluppare, di conseguenza, un piano che indichi precisamente come e perché queste organizzazioni dovrebbero far parte della coalizione, questo significherà assicurarsi di sapere bene cosa si offrirà in cambio del loro coinvolgimento alle organizzazioni che vorranno accettare l’invito;
  • bisogna lavorare per avere nella coalizione membri qualitativamente differenti; compresa la necessità di trovare e far sviluppare diverse leadership;
  • bisogna tentare di coinvolgere il più possibile anche i policy makers e i “giocatori dominanti” quali funzionari, giornalisti, tecnici, esperti.

Cosa è davvero necessario per strutturare il processo? 

  • insieme alle persone reclutate per portare avanti il progetto, sviluppare una dichiarazione condivisa di vision e mission, che sia rappresentativa di tutta la coalizione e quindi effettivamente adottabile;
  • si dovranno valutare gli obiettivi e portare avanti solo quelli la cui fattibilità sia reale e affine a vision e mission, così da poter pianificare le attività necessarie per il raggiungimento degli stessi;
  • la pianificazione dovrà essere pensata realisticamente, analizzando ogni attività specifica;
  • si dovrà determinare come spendere i soldi raccolti per portare avanti il progetto, nei minimi dettagli; stando sempre attenti alla possibilità di nuovi fondi. Un compito della coalizione è proprio quello di cercare di rendersi il più possibile indipendente per compiere scelte altrettanto autonome;
  • non si dovrà sottostimare l’importanza di una leadership il più condivisa possibile, con competenze differenziate e comunicative; anche per evitare che questa si disgreghi se qualcuno sul quale fossero state poste troppe aspettative dovesse abbandonare il progetto;
  • sarà necessario affidarsi a professionisti pagati (o volontari) per l’implementazione del personale della coalizione, i quali dovranno essere tutelati da un contratto che li assicuri al progetto, quindi dovranno venire formati e appoggiati pienamente;
  • si dovranno pianificare riunioni che siano ben organizzate e che vengano annunciate per tempo; assicurandosi che queste vengano sempre registrate o che un membro dell’organizzazione verbalizzi tutto.

Solo dopo aver ben considerato e messo per iscritto i dettagli di cui sopra, sarà possibile procedere rendendo il progetto realtà.

Una strategia di comunicazione efficace è tra le cose più rilevanti per creare una coalizione di successo e si ottiene

– sul piano della comunicazione face to face:

  • tramite l’utilizzo dell’ascolto attivo;
  • evitando di stare sulla difensiva con coloro che portano la propria opinione all’attenzione dell’altro, per esempio senza partire con un tono accusatorio dalla presunta colpa/mancanza del proprio interlocutore;
  • facendo in modo che la comunicazione sia completa, altrimenti il personale o i membri della Comunità non avranno coordinate per potersi muovere;

–  sul piano generale: 

  • mantenendo sempre aggiornati i membri della coalizione sugli interventi del progetto, quindi come stiano operando al suo interno i singoli e i vari gruppi attivati;
  • lavorando costantemente sul one on one, per tenere sempre costante la linfa della comunità, che significa anche fare in modo che la presenza dei promotori della coalizione sia conosciuta e riconosciuta dalla comunità (se capitasse il contrario si tratterebbe molto probabilmente di una coalizione non efficace);
  • assicurandosi che, quando si definiscono e ri- defininiscono gli obiettivi, questi vengano condivisi da tutti i membri della coalizione;
  • comunicando fin da subito e in maniera costante con i policy makers e i leaders riconosciuti, cercandone l’approvazione e l’appoggio, per ottenere eventualmente maggior rispetto e prestigio agli occhi della Comunità.

Per un lavoro di buona riuscita è fondamentale occuparsi anche del piano gestionale:

  • vigilare costantemente sui nuovi membri, per continuare a creare nuova energia e entusiasmo nel gruppo; al contempo non dimenticare i vecchi membri che hanno reso possibile la coalizione, ringraziandoli sempre;
  • mantenere le promesse; affermare di poter fare solo quello che è davvero nelle proprie possibilità;
  • le mete attraverso le quali passare devono essere precise: i problemi che sorgeranno saranno più facilmente gestibili se convertiti in piccoli “compiti” concreti;
  • riconoscere la diversità tra i membri, ciascuno con le proprie strutture mentali;
  • organizzare momenti aperti entro i quali i membri possano confrontarsi e dibattere, senza dover ricorrere a metodi gestionali più drastici per gestire i dissapori;
  • valutare durante e ex post, con continuità, quello che il leader e la coalizione hanno saputo portare avanti, ciò che è andato bene e ciò che è andato male.

 

Infographic_Breve guida alla coalition building e al community organizing_francescacinus.com

 

Una coalizione rappresenta in definitiva un momento importante di crescita gruppale e individuale, per lo sviluppo della capacità di “stare dentro” un gruppo, passando dalla spontaneità del condividere lo stesso territorio o poco più (come un lontanissimo passato), alla efficacia in un  gruppo di lavoro; come del resto afferma G. Piero Quaglino, quando scrive de “l’equilibrio tra la soddisfazione dei bisogni individuali e dei bisogni del gruppo, la formazione di un soggetto sociale autonomo che si attribuisce significato e che restituisce energia e risultati all’ambiente nel quale si è costituito[1].

Si potrebbe quindi parlare di “trasformazione”, termine importante nella risoluzione dei conflitti e nella coalition building.

E’ importante ribadire che tra le componenti essenziali per un Gruppo efficace c’è anche la comunicazione:

 

tra le pratiche, fortemente impregnate di processualità comunicazionale, che si possono attuare in questo senso, vi sono community organizing e coalition building, alla ricerca di

“un modello di costruzione della società locale, quello appunto dello sviluppo, improntato alla conservazione e valorizzazione della dotazione di: beni comuni […], beni pubblici; di bene comune […] E ovviamente di capitale sociale […]Un insieme di risorse rilevabile nelle pratiche della quotidianità e rilevatrici  dell’intensità relazionale”[2].

 

Qui le fonti dell’articolo:

[1] (Quaglino et al. 1992, pag.27)

[2] (Zucchetti, 2008, pag.22) 

 

 

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.